Diritto di moda

A Teheran e a Duesseldorf ci sono state sfilate di moda, ci informa repubblica.it. Nella colonnina di destra, quella a sfondo azzurro dedicata alle minchiate, compaiono subito le galleries fotografiche a confronto. Le modelle iraniane indossano vestiti castigatissimi, è un trionfo di veli, chador, tuniconi di regime. Le sofisticate donne iraniane che seguono l’alta moda, probabilmente, consultano Vogue o Elle di contrabbando per informarsi, non certo queste passerelle taleban. A Duesseldorf, invece, sfila la lingerie, indumenti intimi e costumi da bagno: la galleria tedesca mostra fotomodelle seminude, belle quanto inflazionate. Ma è noto il giochino: repubblica.it pubblica queste gallerie di foto per i visitatori maschietti che ci cliccano sopra per rubare un po’ di erotismo tra una mail del capo e una presentazione Power Point. Certo, per i voyeur il web offre ben altro: ma per l’erotismo interstiziale, di cui i corpi cavernosi nemmeno si accorgono, quel tipo di servizi fotografici su siti rispettabili come repubblica.it sono perfetti.

E poi, in questo confronto Iran-Resto del Mondo (a Duesseldorf sfilano 1780 aziende di 51 paesi), c’è anche la posta in gioco geopolitica: guardate com’è triste la moda iraniana, specchio di una società in clausura, e apprezzate le libertà occidentali. E forse è vero. Però, l’operazione riesce a metà. Intanto, perché di donne in bikini anche il maschio italiano è sazio, e l’occhio dell’impiegato davanti al monitor è irrimediabilmente semichiuso dal sonno, soprattutto dopo pranzo. Addirittura, finisce per intrigare di più lo sguardo severo ed esigente delle modelle iraniane, e persino così conciate mantengono un po’ del fascino dei sette veli sconosciuto alle top-model.

Infine, pure lo scontro tra civiltà non finisce in goleada per l’Occidente: saranno sicuramente costrette, limitate, umiliate quelle donne nascoste dalla Sharia. Ma chi può credere che donne in mutande, esibite con la scusa della moda per la gioia pigra dei pipparoli del terziario metropolitano, siano vessilli di libertà?

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