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Stamattina, panico a Heathrow: la polizia inglese ha sventato un attentato che, a quanto dice Scotland Yard, avrebbe fatto esplodere molti aerei diretti negli USA, delle stesse linee aeree usate l’11 settembre. Gli attentatori, secondo le veline, erano ancora nella fase di preparazione, quindi non è chiaro perché abbiano dovuto chiudere l’aeroporto di Londra e sconvolgere il traffico aereo europeo. In ogni caso, si torna a parlare di Osama & Co. Questa sarà l’estate dei 5 anni dalla morte di Carlo (20 luglio), e dei 5 anni dal crollo delle Torri Gemelle.

Io mi sto preparando – è questa la novità? – con un libriccino di qualche anno fa, che raccoglie interventi di autori made in USA (De Lillo, Frantzen, Wallace, Anderson, Ghosh e tanti altri) sul “loro” 11 settembre. Intanto, una considerazione. Gente come Laurie Anderson o Patti Smith, che abitano in appartamenti strafichi a due passi da Ground Zero, ha passato la vita a smerdare l’American Way of Life. Persino loro, però, hanno parlato per diversi mesi come Clarissa Burt. Hanno detto cose come “vogliono uccidere le nostre libertà”, “noi non ci arrenderemo”, “ringraziamo i vigili del fuoco” . Cose pur vere, magari, ma che nessuno direbbe mai a cena: perché? Chissà se parlano ancora così, o se ne sono uscite.

Però c’è anche un pezzo di David Foster Wallace, quello scrittore capellone famosissimo per i suoi cubici romanzi ma che è molto più bravo se racconta situazioni, personaggi, eventi di attualità. Uno tipo Emanuela Audisio, per capirci. L’11 settembre 2001 Wallace è a casa sua, a Bloomington, in pieno Midwest, la parte degli Stati Uniti più provinciale, gretta e alienata. Per un approfondimento sulla regione, segnalo: “Le correzioni” di J. Frantzen, “A history of violence” di D. Cronenberg, “Il cacciatore” di M. Cimino e il telefilm “Happy Days”. Il midwest è: station wagon, prati maniacalmente rasati, bandiere, Viet Nam e parrocchie. Dev’essere tipo la provincia di Treviso.

Per assistere in diretta all’Undicisettembre, dopo il primo aereo Wallace va a casa della vicina settantenne, in cui si raduna mezza parrocchia. Deve spiegare a tutti i devoti buzzurri la geografia di Manhattan, lui che la conosce. Nei due giorni successivi, è l’unico abitante a non esporre la Stars & Stripes, mentre qualcuno appende bandiere grandi come cascine. Ma quella di Wallace non è una presa di posizione. Semplicemente, non gli è venuto in mente. Alla fine, gli sguardi degli altri membri della comunità, e nel midwest la comunità è tutto, lo convincono che sia meglio trovarne una. Piccola morale: il massimo del dissenso su una questione non è pensarla in modo nettamente opposto agli altri, ma sostenere l’irrilevanza della questione stessa. Il vero nemico della Juventus non è il Milan, ma l’appassionato di basket.

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