Bergamo Alt

Come scrivevo in qualche post precedente, sul quotidiano comunista il manifesto è in corso una discussione sulla lotta alla precarietà: reddito o lavoro, sinteticamente. Vi aggiorno, caso mai foste precari, o foste di sinistra, o a ferragosto non compraste il manifesto per principio. Io, per esempio, ho sempre sospettato che il manifesto in spiaggia porti sfiga.

Comunque: ormai “dibattito” è un’esagerazione: mentre all’inizio c’era un botta e risposta tra posizioni contrapposte, a ferragosto i tifosi del lavoro si sono messi d’accordo e, approfittando delle vacanze dei redditisti (che, evidentemente, non hanno voglia di fare un cazzo e stanno in ferie perché non sono veri proletari), stanno pubblicando a raffica, trasformando il dibattito in un mantra autoreferenziale ripetuto fino all’autoipnosi: “lavorare è bello lavorare è bello…”, e gli altri sono in netta difficoltà.

Come nei migliori film di Virzì, più si ha il culo parato e più si parla di proletariato: i precari intervenuti per dire che in fondo il lavoro non è bello e un po’ di soldi farebbero comodo a tutti, sono stati zittiti da eminenti membri dell’elite intellettuale, che li accusano di cercare scorciatoie riformistiche con scarso ardore rivoluzionario. Il dibattito è diventato così autoreferenziale che, tra gli interventi figurano quelli di tre professori della stessa facoltà dell’Università di Bergamo: Giovanna Vertova (stanza 261, 4 giugno) e Riccardo Bellofiore (stanza 211, 11 luglio), Anna Carola Freschi (stanza 261, 8 agosto, la più aperta al reddito di cittadinanza) e, di nuovo, Giovanna Vertova (15 agosto), perché repetita juvant. Con un solo corridoio, 4 articoli. Evidentemente a Bergamo, sin dai tempi della Longobarda allenata da Oronzo Canà/Lino Banfi, è di moda lo schema 5-5-5, o bi-zona: giocare in 11 facendo finta di essere 15. Ma invece di comunicare attraverso il manifesto, non potevano discuterne sul pianerottolo, della precarietà (degli altri)?

4 comments so far

  1. Giovanna Vertova on

    Il dibattito NON è stato tra reddito e salario. Sarebbe il caso di imparare a leggere con attenzione quello che si vuole legittimamente criticare. La mia critica era verso una specifica proposta di reddito garantito, cioè un reddito dato solo ad una certa categoria di lavoratori (quindi non universale): i precari (perchè? i ‘garantiti’ non hanno problemi a raggiungere la fine del mese?) e su base regionale (chissà quanto reddito garantito potrà offrire la Basilicata ai suoi precari!).

    Per quanto riguarda gli autori, anche qui sarebbe il caso di informarsi meglio. Infatti, non capisco dove siano i precari tra quelli che hanno criticato la mia posizione: Andrea Fumagalli è professore associato all’Università di Pavia (più garantito di me che sono una semplice ricercatrice); Stefano Lucarelli non ha vissuto nemmeno un giorno di precarietà visto che, pur non avendo ancora completato il dottorato di ricerca (che è un periodo di alta formazione e non certo di precarietà), ha già vinto un concorso per ricercatore (a tempo indeterminato), e guarda un po’ proprio presso l’Università di Bergamo; Morini è regolarmente assunta con contratto a tempo indeterminato alla RCS; e Tajani è dottoranda di ricerca (come sopra). Aggiungo che Fumagalli e Lucarelli sono allievi, entrambi, di Giorgio Lunghini ed entrambi collaborano con lui. Viste queste relazioni di ‘parentela’, secondo il tuo ragionamento, si dovrebbe impedire loro di intervenire nella discussione?

    Avrei evitato di rispondere alle tue argomentazioni, ma mi sembrava utile darti qualche informazione corretta. Saluti, giovanna vertova.

  2. orcocane on

    Non mi pare di aver scritto bestialita’.

    – Come ho specificato reddito/salario era una dicitura necessariamente sintetica per indicare un dibattito ben piu’ complesso e non pretendeva di dare conto dell’intero tema. Anche le parole di Giovanna Vertova (“i garantiti non hanno problemi…?”) ridurrebbe la posizione avversata ad una barzelletta, se presa alla lettera. Ma invece è una sintesi comprensibile, per quanto semplicistica, e non va presa alla lettera ma posta nel giusto contesto.

    – Nessuno/a dovrebbe impedire ad alcuno/a il diritto di parlare di qualcosa. Dove ho proposto un’enormità così?

    – Sui precari intervenuti: il rapporto della Regione Lazio è stato scritto da precari. Sulla precarietà di Tajani, lascio giudicare chi legge. E i precari hanno partecipato al dibattito anche da altri organi contigui al (e non meno diffusi del) manifesto. Ma immagino che non ci sia bisogno di informare chi rimprovera la disinformazione altrui…

    – Non ho scritto da nessuna parte che Lucarelli è precario: e chi lo conosce?. Però, che mi fosse addirittura sfuggito un ulteriore “bergamasco” conferma ancor di piu’ l’autoreferenzialita’ del dibattito. Vista la conclusione, poi, “dibattito” non è forse la parola più adatta.

  3. lorenzo on

    questo “dibattito” è scaduto nel personale ben prima di questo post. Anzi: grazie a questo post (e al commento qua sopra) alcuni aspetti personali che negli articoli del manifesto erano solo accennati vengono esplicitati.
    A proposito del tema che doveva essere oggetto del “dibattito” sul manifesto (il reddito garantito) personalmente le argomentazioni dei bergamaschi tutti non mi hanno convinto: sarà perché sono precario e di Roma.
    Che non si sarebbe trattato di un “dibattito”, ma di una “raffica” (come scrive l’autore di questo post) era l’introduzione-cappello al primo articolo di Giovanna Vertova:
    “Cosa garantire
    Reddito o salario?
    Proponiamo qui un intervento che mette in dubbio il carattere «progressivo» del discorso sul «reddito sociale garantito indipendentemente dal lavoro», che caratterizza alcune frange del «movimento dei movimenti»,ma anche una parte delle formazioni politiche della sinistra radicale. La critica che qui pubblichiamo smonta l’argomentazione-chiave di quel discorso: il «reddito garantito», infatti, eternizza la separazione tra lavoratori «a tempo indeterminato» e lavoratori «precari». Di più: favorisce l’offensiva verso ciò che resta delle «garanzie» del lavoro dipendente conquistate in un secolo e più di lotte. In ogni caso, infine, non può raggiungere gli obiettivi che promette.”

    Scrivendo questo cappello, il Manifesto aveva già deciso da che parte stare.

  4. peppus on

    car orcocane etc…
    avete dimenticato di aggiungere che nel “dibattito” è intervenuta anche la dorsale accademica padovana formata da sacchetto-gambino, + un altro che non ricordo, con 2 interventi separati…ma in generale quello era un eccellente dibattito che ci invitava a rivalutare sulla caduta tendenziale del saggio di profitto (o era della sebosità della cute…azz carletto non l’ho mai digerito fino in fondo, sarà stata la barba…) e sull’attualità della teoria del valore (o della rotatoria del valentino…non ricordo più bene)
    la differnza tra voi bloggers e quel “dibattito” è che voi sapete sorridere, magari anche troppo, mentre in quelle discussioni c’è solo una fastidiosa e grigiotta saccenza da depositari delle verità ultime e prime….io che vorrei essere sempre nel mezzo sorrido, come voi, convinto che con un pò di reddito sorriderei + volentieri e continuerei ancora + volentieri a lasciare le pagine economico-sociali del manfo a quel tipo di dibattito:D


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: