Libertà dalla Cina?

La Cina non è certo la casa delle libertà (con la minuscola). La censura del governo è rigida, soprattutto per quanto riguarda la rete. Però non si tratta dell’unico diritto in pericolo. Anche dal democratico occidente arrivano minacce pericolose. E la Cina, invece, potrebbe rivelarsi un’oasi di libertà, grazie a Godson, il processore che sfiderà Palladium.


Libertà e Cina non vanno molto d’accordo. Soprattutto quando si tratta di libertà informatiche, visto che il governo cinese censura i blog e spesso ne arresta anche i gestori. Però la libertà della rete non riguarda solo i contenuti divulgati online (il “cosa”), ma anche gli strumenti utilizzati per accedere alla tecnologia digitale (il “come”), ovvero hardware e software contenuti nei computer che possediamo. E da questo punto di vista l’occidente esercita un controllo crescente, fino a blindare i computer contro la pirateria informatica e, potenzialmente, ogni uso “free” delle macchine digitali che possediamo: ovviamente, mi riferisco al Trusted Computing (o Palladium), una tecnologia che verrà incorporata nei processori grazie agli accordi stretti da produttori di hardware (sostanzialmente AMD e Intel) e di software.

Per quanto riguarda il “come”, la Cina intende ora spezzare il monopolio di Palladium. Dalle università cinesi, infatti, arriva il processore Godson, che non parteciperà al consorzio del Trusted Computing. Potrebbe essere la via d’uscita per salvare la Rete dalle maglie strette della proprietà intellettuale. Certo, non è tutto oro quel che luccica: da sempre, i paesi emergenti violano le leggi della proprietà intellettuale, per poi abbracciarle una volta diventate potenze essi stessi. Sembra impossibile, ma persino gli USA violarono il copyright per decenni, un secolo fa, prima di diventare il poliziotto del diritto d’autore proprietario: allora, la potenza dominante era l’Inghilterra, e l’economia USA era in piena espansione. Ora tocca alla Cina, in attesa che anche lì la pirateria divenga un problema e non una risorsa, come adesso. Ma intanto, godiamoci gli spazi di libertà che si creano nel frattempo. Come diceva Keynes, “nel lungo periodo siamo tutti morti”.

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