Lo sgombero Nimby

Ieri mattina, mi sveglio apro la finestra e sotto casa mia ci sono decine di blindati, pullman e cellulari di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Che cazzo succede? Scendo, e il fulcro dell’azione è 50 metri più in là. Vicino casa mia (quella in cui sono provvisoriamente ospite ormai da mesi) c’è un comprensorio occupato da ormai molti anni da centinaia di immigrati senza casa, e li stanno sgomberando.


In questi anni, tra l’altro, si è scoperto che quegli edifici (scuole e istituti assistenziali) sono entrati in un giro di tangenti triangolate tra la giunta regionale, la ASL e il Giubileo. Vabbe’, non divaghiamo: stanno portando via i migranti in commissariato su una dozzina di pullman. Nel quartiere, blindato da un’occupazione militare in piena regola, non vola una mosca, né passa una Vespa. Ecco perché è così silenzioso. Qualcuno sui marciapiedi commenta “era ora”, perché si dice che ci fossero traffici di un certo livello lì dentro, prostituzione e droga (con una notevole clientela locale, viste le file di macchine di notte a chiedere “quanto vuoi”). Seguo tutte le operazioni dal marciapiede, malvisto dalle guardie. Durano ore, perché nell’edificio abitano centinaia di persone, che escono a gruppi circondati dalle guardie. Vedo soprattutto donne e bambini caricati sui pullman: gli uomini sono quasi tutti muratori e sono usciti presto per andare a lavorare. Chissà quanti hanno fatto i lavori a casa della gente che abita qua intorno, sicuramente al nero: sono qui da anni, i bambini vanno nelle scuole dei dintorni. Non c’è resistenza, sembrano solo persone preoccupate e spaventate. I poliziotti parlano di racket, e i bravi cittadini del marciapiede annuiscono disciplinati. Sarà, ma intanto a occhio e croce ci sarà un centinaio di famiglie senza casa e senza scuola. Ci saranno anche stati delinquenti, là dentro, come ovunque. Ma chi fin adesso non era un delinquente, probabilmente ora lo diventerà. Però, la gente è contenta perché ora “il problema” toccherà a qualcun altro, in qualche altro quartiere. Not in my backyard.

3 comments so far

  1. L’estate romana « Orco Cane on

    […] Pochi metri e arrivo davanti al comprensorio sgomberato l’altro giorno. I “moldavi” (così li chiamano nel quartiere, anche se c’erano diversi asiatici tra gli evacuati) sono tornati e hanno piantato una decina di tende davanti alla loro ex-casa. Mi avvicino, per curiosità e per capire come va. Spunta una faccia. E’ quella di uno a cui rode parecchio, dopo una giornata passata nella tendopoli sotto il diluvio. Non credo abbia voglia di due chiacchiere. Decido di non fermarmi alla tendopoli. A pochi metri da lì, all’altro ingresso dello stabile sgomberato, c’è un’altra piccola tribù. Sono poliziotti. Presidiano il cancello per evitare il ritorno dei moldavi, soprattutto stanotte che diluvia. Per tornare a casa devo passare davanti a loro. Loro avranno più voglia di chiacchierare, vedrai. Ovviamente mi fanno: “Dica?”. “Che ti devo dire?”, rispondo. Per la guardia è già una mezza provocazione. Me la prendo anche con loro, state facendo una cosa schifosa, li vedete da qui i bambini nelle tende. Un palazzo gigantesco vuoto, famiglie che dormono sotto la pioggia su un lato e altri dieci stronzi pagati per passare la notte all’addiaccio perché anche gli immigrati (donne e bambini compresi) la passino così. Vergognatevi. Quello risponde, è un coatto in uniforme e parla come Borghezio: “Se ne andassero a casa loro” e altri qualunquismi di repertorio. Ma non va oltre, anche lui passerà una notte del cazzo e si rende conto che c’è poco di cui essere orgogliosi. Dopo un po’ mi confessa di aver lasciato entrare qualcuno a riscaldarsi un paio d’ore, e quasi se ne vergogna. Ho addirittura il terribile dubbio che si tratti di un bravo cristo. […]

  2. reyescortez78473 on

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