Archive for the ‘Varie’ Category

Libertà dalla Cina?

La Cina non è certo la casa delle libertà (con la minuscola). La censura del governo è rigida, soprattutto per quanto riguarda la rete. Però non si tratta dell’unico diritto in pericolo. Anche dal democratico occidente arrivano minacce pericolose. E la Cina, invece, potrebbe rivelarsi un’oasi di libertà, grazie a Godson, il processore che sfiderà Palladium.

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Brogli Made in USA

In Arizona ci si scanna per una legge considerata liberticida: impone infatti agli elettori di presentarsi al seggio elettorale muniti di carta di identità. Finora, la scheda elettorale poteva essere imbucata da chiunque, e chiunque poteva presentarsi al seggio varie volte al giorno con schede altrui. Il diritto di voto rimane spesso sulla carta, persino negli USA: a forza di esportare democrazia all’estero, non gliene è rimasta molta a casa.

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C’eravamo tanto armati

Sulla prima pagina del manifesto di sabato scorso: durissima resistenza islamica in Afghanistan, Rossana Rossanda fa un bilancio positivo dell’era di Mao, il direttore del giornale intervista Pietro Ingrao. Poteva essere una prima pagina, chessò, del 1978: quando Bin Laden resisteva all’occupazione sovietica, Mao era appena morto, Ingrao era presidente della Camera. E’ la realtà che va all’indietro, o è il manifesto che si muove come i gamberi (rossi)? E intanto, proprio oggi sono passati 5 anni dall’Undicisettembre. Si era detto “nulla sarà più come prima”. Già.

Homo Ryan

Come sono cambiati i tempi. Oggi vai a Londra con 0.99 euro + tasse aeroportuali, in un’ora di aereo. Ma l’uomo ha provato ad andare nell’attuale Inghilterra almeno sette volte nella Preistoria, ed è riuscito a rimanerci solo all’ottavo tentativo. La prima volta, per quanto ne sappiamo, ci ha provato settecentomila anni fa. Gli è andata bene solo 12mila anni fa.
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Macchianera Blog Award

Il blog più famoso d’Italia indice una sorta di Oscar dei blog. Si possono proporre le proprie nomination in tante categorie. Io, come miglior post dell’ultimo anno, candido questo. E’ il post con cui la madre di Federico Aldrovandi, una donna non esperta di Internet, né una professionista della comunicazione, ha rotto il silenzio intorno alla morte di suo figlio, pestato a morte (v. foto) e gratuitamente dalla polizia nella provincia meccanica e terribile di Ferrara.

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Tassisti di notte

C’è una scena di “Inside Man” in cui un uomo con barba e turbante viene preso per un terrorista, nonostante sia un ostaggio, per un look che ricorda troppo Bin Laden. Il commissario gli fa: “Tu un taxi lo trovi sempre, eh?”. Il luogo comune tassista-terrorista ha fatto carriera: secondo il senatore americano Burns, “i terroristi si travestono da tassisti di giorno, e uccidono di notte”. E’ il mito, aggiornato, di Taxi Driver? Oppure migliaia di jihadisti covano nelle metropoli americane? Lo smentiscono i dati del dipartimento di giustizia. Il Transactional Record Access Clearinghouse (TRAC) ha pubblicato uno studio sull’andamento della lotta al terrorismo nelle indagini dell’FBI.

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Il riscaldamento del clima

“È comunque sicuramente il sintomo preoccupante del clima di malessere sociale, disagio e violenza che sta aggravandosi anche a Gerusalemme e che deve richiamare tutta la comunità internazionale alla propria responsabilità per cercare una giusta soluzione all’annosa vicenda israelo-palestinese.” (Paolo Beni sull’omicidio di Angelo Frammartino, volontario in Palestina)

“Non si è trattato di una rissa tra balordi all’uscita di una delle discoteche del litorale romano, ma di uno dei tanti episodi che si iscrive dentro un clima sociale, politico e culturale di intolleranza determinato dalle destre in Italia.” (LOA Acrobax sull’omicidio di Renato a Focene).

Ciao Renato.

Corpo da polizia

Dallas, 28 ago. – (Adnkronos) – Sembra passato un secolo da quando Dallas, la capitale del Texas, era il panorama in cui si intrecciavano le vicende sentimentali e scabrose di Sue Ellen e J.R., i due protagonisti dell’omonima serie tv, popolarissima negli anni ’80. Ora il comune, facendo un passo indietro in termini di mentalita’, ha avanzato la proposta di mettere al bando i pantaloni a vita bassa, in voga negli ultimi anni sia per lui che per lei, perche’ lasciano intravedere gli slip.

Come se servisse una legge: “la sconfitta è storica”. Anzi, qualcuno può mandare un pacco di CD dei Baustelle al municipio di Dallas? O almeno la copia di Repubblica del 18 ottobre 2004.

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Sveva dixit

Sveva, la moglie di Mario Placanica, quel curioso carabiniere che vuole il risarcimento danni dalla famiglia del giovane del cui omicidio è stato accusato, ha detto:

”Vorremmo conoscere dai signori Giuliani il nome di chi ha sparato a loro figlio al posto di Mario. Visto che loro hanno detto che non e’ stato mio marito e che invece lui sarebbe solo una copertura per qualcun altro. Se i genitori di Carlo sono sicuri dicano chi e’ stato. Mario sarebbe ben felice di conoscere il nome di chi ha sparato al suo posto e in questo caso di intraprendere un’azione contro lo Stato. Si leverebbe cosi’ anche un peso dalla coscienza” (AdnKronos).

Cosa vuol dire?

Plutocrazia

Lo status di Plutone ha generato un dibattito molto aspro nella comunità scientifica. Da ieri, infatti, Plutone non è più il nono pianeta del sistema solare. Non si tratta di una controversia scientifica: non sono emersi dati nuovi e alla conferenza dell’International Astronomical Union si è discusso solo della classificazione di corpi celesti come Plutone. In realtà, lo scontro tra gli astronomi della NASA e i declassatori di Plutone nasconde interessi tutt’altro che nominalistici. E che potrebbe riflettersi sulla vita di tutti.
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I miracoli di Cana

Gli americani non hanno storia, si dice: Hollywood e Disneyworld sono i sussidiari più adottati. Patti Smith, però, ha un curriculum notevole come coscienza critica della cultura USA & getta. Ci si aspetterebbe di meglio, dunque. Invece, ha dedicato una instant song a Qana, massacrata dalle bombe israeliane. Il testo recita Water to wine/ wine to blood/ ahh Qana/ the miracle is love. Anche Patti, come tanti di questi tempi, pensa che la città bombardata sia la stessa del miracolo del vino annacquato.

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Bergamo Alt

Come scrivevo in qualche post precedente, sul quotidiano comunista il manifesto è in corso una discussione sulla lotta alla precarietà: reddito o lavoro, sinteticamente. Vi aggiorno, caso mai foste precari, o foste di sinistra, o a ferragosto non compraste il manifesto per principio. Io, per esempio, ho sempre sospettato che il manifesto in spiaggia porti sfiga.

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L’ultimo rave

Repubblica ha dei bravi cronisti? Può darsi. L’era dei rave illegali è finita da un pezzo? Lo sanno tutti o quasi. Le droghe ci sono anche in discoteca a Riccione e Ibiza? Certo. Però fa lo stesso un certo effetto vedere il teknival, uno degli eventi underground più importanti prodotti a cavallo della fine del millennio, nella colonna di destra (quella azzurrina) di repubblica.it, tra i calcoli renali di Fiorello e il calcio di rigore più pazzo del mondo. Fa sentire che si è chiusa un’epoca, per un certo mondo (non il mio, ma non lontano dal mio). Cos’è un teknival? Il teknival è… non serve spiegarlo, ormai basta cercarlo su repubblica.it, fate pure. Anche se la tekno e la techno (non sono la stessa cosa) continueranno le loro feste nei boschi più o meno illegali, più o meno come prima, certe foto, per quanto insignificanti, spengono la musica più di tanti sgomberi della polizia. Ricordate, per quando sarete vecchi: era l’anno 2006.

Gli americani non vogliono più lavorare #2

L’articolo del New York Times di cui si parlava nel post precedente ha anche qualche altro riferimento all’Italietta in cui, oltre che di precarietà, si è molto discusso di indulto. Contrariamente a quanto avevo messo in evidenza nel precedente post, non tutti gli americani che hanno perduto l’etica del lavoro sono benestanti o quasi. Ce ne sono molti messi maluccio. E’ il caso degli ex-detenuti.

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Gli americani non vogliono più lavorare

In Italia, soprattutto all’inizio di questa estate, si è fatto un gran parlare di precarietà. D’altra parte, c’è la sinistra al governo, e molti sindacalisti al potere (e dai, non ridete). Forse un articolo di fine luglio del New York Times può essere utile in questo dibattito. O forse non c’entra niente, vedete voi. L’articolo si intitola “Uomini che non hanno un lavoro, e non lo cercano nemmeno”.

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